ripensare il magazzino

Ripensare il magazzino

Negli ultimi 5 anni si è assistito a un profondo cambiamento dello scenario
competitivo. La crisi economica che sta
ancora frenando la crescita e il difficile
momento politico e finanziario dell’Europa
hanno avuto impatti considerevoli sui
modelli di business di molte aziende, dalle
strategie di innovazione dei prodotti alle
scelte di internazionalizzazione.
In quasi tutti i settori industriali si
sono avute ripercussioni più o meno
marcate in termini di contrazione dei
volumi, riduzione della dimensione
media dell’ordine, cambiamento nel mix
dei canali di vendita, spostamento del
baricentro geografico dei clienti. Tuttavia
ben poche aziende hanno avuto modo di rivedere le scelte
di magazzino, snodo fondamentale del processo logistico in
qualsiasi supply chain, almeno per quanto riguarda la sua
localizzazione, come dimostrano i risultati dell’Osservatorio
sull’immobiliare logistico. Al contrario emerge l’esigenza di
intervenire sulle scelte di organizzazione e di gestione del
magazzino, anche secondo le logiche del “lean thinking”.
Pensiamo al layout e alla disposizione delle aree funzionali,
dal ricevimento all’allestimento degli ordini, dallo stoccaggio
intensivo all’area di spedizione: cambiando i flussi, si
modificano le dinamiche operative, variano le logiche di
allocazione degli articoli, si creano nuovi colli di bottiglia e
sorgono nuove complessità da affrontare.
Oltre ai flussi, è cambiato il mix di prodotti e la gamma si è
fatta generalmente più ampia, portando nel magazzino un
ulteriore elemento di complessità: più articoli da prelevare,
più postazioni di picking, maggiori rischi di errori e
ammanchi. Se poi questo lo abbiniamo a un minor numero di colli per riga prelevata e a una maggiore percorrenza
media degli addetti, si capisce come sia difficile migliorare
l’efficienza dentro e fuori dal magazzino

Già, anche fuori. Perché nella cosiddetta
“terra di nessuno” tra il magazzino e
il trasporto ci sono i portoni e le baie
di carico, le rampe di accesso e le
attrezzature per consentire il rapido e
sicuro trasferimento delle merci dalla
strada allo scaffale, e viceversa. Il diverso
profilo dell’ordine e la frammentazione
dello stesso possono comportare un
aumento delle attività di carico/scarico
e dello spazio necessario in banchina
per controlli, anche in presenza di una
contrazione del flusso complessivo di
merce.
E che dire delle attrezzature di materials
handling? Come è possibile che le maggiori
esigenze di flessibilità e riconvertibilità richieste al “sistema
magazzino” dal contesto competitivo non si traducano in
una revisione di alcune dotazioni di movimentazione e di
stoccaggio? E perché non ripensare ad alcune soluzioni snelle
anche nell’automazione dei flussi fisici e informativi?
Lascio questi interrogativi aperti sperando di instillare la
curiosità nei nostri lettori logistici. Si sa mai che quest’estate,
sotto l’ombrellone o in cima ad una vetta, riescano a trovare
l’ispirazione giusta per pensare a come dovrebbe essere il
magazzino, a quali interventi fisici, gestionali e organizzativi
mettere in atto per affrontare le sfide per i prossimi anni.

Prof. Fabrizio Dallari
Direttore C-log, Università Cattaneo LIUC

tratto da Logistica di Luglio 2012

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